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La filiera del caffè: dal produttore alla tazzina

La filiera del caffè: dal produttore alla tazzina

Sei passaggi fra la pianta e la tazzina

Da oltre quindici anni compriamo caffè, e la domanda che riceviamo più spesso riguarda l'origine. In realtà il paese è solo il primo di sei passaggi, e non è quello che pesa di più nella tazzina.

Il percorso è sempre lo stesso: coltivazione, raccolta, lavorazione del frutto, esportazione, tostatura, confezionamento. Ogni passaggio può migliorare o rovinare ciò che il precedente ha costruito.

La pianta dà frutti una o due volte l'anno, quindi il caffè è un prodotto stagionale come l'uva. Fra la raccolta e l'arrivo in Europa passano di norma alcuni mesi.

Il chicco verde, se conservato bene, resta stabile a lungo. È dopo la tostatura che il tempo inizia a correre: da lì contano le settimane, non gli anni.

Questa è la ragione pratica per cui insistiamo sulla data di tostatura più che sulla provenienza. Sulle origini e sulle loro leggende abbiamo scritto un articolo dedicato.

Raccolta e lavorazione: dove nasce il gusto

Il chicco che conosciamo è il seme di un frutto rosso, la drupa. Per arrivare al seme bisogna togliere polpa e mucillagine, e il modo in cui lo si fa cambia il profilo aromatico più di quanto immagini.

Nel metodo lavato la polpa viene rimossa subito con acqua: il risultato è un caffè più pulito e acidulo. Nel metodo naturale il frutto essicca intero attorno al seme, e il caffè esce più dolce e corposo.

Esistono vie intermedie, come il miele o honey, in cui parte della mucillagine resta attaccata durante l'essiccazione. Sono scelte del produttore, non difetti.

Anche la raccolta pesa. La cernita manuale prende solo le drupe mature, la raccolta meccanica prende tutto ciò che incontra, comprese le acerbe che in tazza danno note verdi e astringenti.

Nessuna tostatura recupera un frutto raccolto acerbo. Questo è il primo punto in cui la qualità si decide, e avviene a migliaia di chilometri dalla Sua macchina.

Il viaggio e la tostatura italiana

Il caffè verde viaggia in sacchi di iuta o in sacchetti sottovuoto dentro container. Il nemico non è il tempo, è l'umidità: un carico bagnato arriva compromesso e non c'è modo di rimediare.

In Italia il chicco incontra la tostatura che ha reso riconoscibile l'espresso: più lunga e più scura rispetto alla media nordeuropea, pensata per una bevanda corta e densa.

È una scelta di gusto e non un difetto. Una tostatura scura riduce l'acidità e costruisce corpo e note di cioccolato, che nella tazzina piccola funzionano meglio delle note floreali.

Da qui nasce anche la differenza fra le miscele. Un blend con robusta dà più crema e più struttura, un cento per cento arabica resta più delicato e aromatico.

Su cosa cambia esattamente fra un livello di tostatura e l'altro abbiamo scritto una guida dedicata, utile per scegliere in modo consapevole.

Capsule e cialde: dove si inserisce il confezionamento

Con il caffè in grani la filiera finisce al sacchetto. Con capsule e cialde c'è un passaggio in più, ed è quello che protegge il prodotto meglio di qualunque altro formato.

La capsula viene riempita e sigillata in atmosfera protettiva, spesso con azoto al posto dell'ossigeno. Il caffè macinato al suo interno resta stabile per mesi, cosa impossibile in un macinato sfuso.

È il motivo per cui una capsula aperta a un anno dalla produzione dà ancora un espresso corretto, mentre un macinato aperto da due settimane ha già perso gran parte degli aromi.

Le cialde ESE 44 mm seguono la stessa logica con un involucro di carta, e in più sono compostabili, il che chiude il cerchio anche sul lato rifiuti.

Nel nostro assortimento di caffè in grani e macinato la data di tostatura è il criterio con cui selezioniamo i lotti, prima ancora dell'origine.

Che cosa può controllare chi compra

Della filiera il cliente vede solo l'ultimo metro, ma tre indizi sul pacchetto dicono già molto.

Il primo è la data di tostatura, non solo la scadenza. Se il produttore la stampa, significa che considera il tempo un fattore; se stampa solo il termine minimo di conservazione, il dato utile manca.

Il secondo è la valvola di degassaggio, quel piccolo bottone sul sacchetto. Serve a far uscire l'anidride carbonica che il caffè rilascia dopo la tostatura, ed è presente quando il prodotto è confezionato fresco.

Il terzo è il formato d'acquisto. Comprare la quantità che si consuma in tre o quattro settimane vale più di qualunque scelta di origine, perché evita che metà pacchetto invecchi aperto.

Sul modo di conservare quello che resta abbiamo raccolto le indicazioni pratiche nella guida alla conservazione.

Perché le annate difficili non cambiano la Sua tazzina

Il caffè verde è una materia prima agricola, e come tutte le materie prime agricole conosce annate buone e annate difficili.

Gelate in Brasile o siccità in Vietnam riducono i raccolti, e gli effetti arrivano sul mercato con mesi di ritardo, non il giorno dopo: la filiera è lunga e assorbe gli urti lentamente.

Per questo i torrefattori lavorano su miscele e non su singole origini. Se un componente scarseggia o cambia profilo, il blend viene riequilibrato con altre provenienze e la tazzina mantiene il suo carattere.

È anche il motivo per cui una miscela storica resta riconoscibile per decenni, mentre un caffè monorigine cambia sensibilmente da un raccolto all'altro.

Se desidera capire quale miscela corrisponde alle Sue abitudini, il nostro team è sempre a disposizione: ci contatti e Le proponiamo alcune referenze da provare.

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