Come scegliere il macinacaffè: manuale o elettrico
Perché il macinacaffè conta più di quanto sembri
Chi passa dal macinato ai grani affronta una scelta che spesso arriva per ultima: il macinacaffè. Eppure è l'oggetto che decide quanto di quel chicco finisce davvero nella tazzina.
Il principio è noto: un chicco intero conserva l'aroma a lungo, la polvere lo perde in fretta. Macinare poco prima di preparare il caffè è il modo più diretto per guadagnare profumo.
Del grado di macinatura e di come cambia l'estrazione abbiamo già scritto nella nostra guida alla macinatura. Qui parliamo dello strumento: come funziona, in che cosa i modelli si distinguono e che cosa guardare prima dell'acquisto.
Una precisazione: se prepari il caffè soltanto con capsule Nespresso®, Dolce Gusto®, A Modo Mio® o Caffitaly®, il macinacaffè non ti serve, perché la dose è già chiusa in fabbrica. Per tutti gli altri metodi la domanda vale la pena.
Lame o macine, coniche o piane
Un macinacaffè a lame lavora come un piccolo frullatore: una lama gira veloce e spezza i chicchi che incontra. Quanto fine viene il caffè dipende da quanto a lungo si tiene premuto il pulsante, e nel bicchiere convivono polvere sottile e frammenti ancora grossi.
Non è un difetto, è il modo in cui il sistema funziona. Per la moka del mattino può bastare. Quando si cerca una tazzina ripetibile, però, granelli di misura diversa cedono all'acqua in tempi diversi e il gusto oscilla da un giorno all'altro.
Il macinacaffè a macine segue un'altra logica. Due superfici dentate, una fissa e una che ruota, schiacciano il chicco e lo spingono attraverso uno spazio calibrato. La distanza tra le macine stabilisce la misura dei granelli, e tutti passano dallo stesso varco.
Le macine coniche sono un cono che gira dentro un anello. Lavorano di solito a velocità più bassa, scaldano poco il caffè e sono la scelta abituale dei macinacaffè manuali e di molti elettrici da cucina.
Le macine piane sono due dischi affacciati. In genere producono granelli un po' più uniformi e si trovano più spesso sui modelli pensati per l'espresso, con un motore più impegnato e più rumore.
Per la casa la differenza tra le due geometrie pesa meno di quanto si legga in giro: contano di più la lavorazione e la precisione della regolazione.
Manuale o elettrico: dipende da quante tazze
La scelta tra manovella e motore non riguarda la qualità. Un buon manuale e un buon elettrico montano macine paragonabili; cambiano il tempo, il rumore e chi fa la fatica.
Il manuale è silenzioso e non occupa una presa. Senti la resistenza dei chicchi nella mano, poi la manovella si alleggerisce quando la camera si svuota. Per una tazza al mattino il lavoro è breve, e per molti è un rito piacevole.
Il limite arriva con le quantità. Macinare per una moka grande, o per tutta la famiglia la sera che ci sono ospiti, a mano diventa un impegno. Con la regolazione fine dell'espresso la manovella gira più dura e il braccio se ne accorge.
L'elettrico risolve tutto questo: imposti la dose, premi un tasto e nel frattempo scaldi la tazzina o monti il latte per il cappuccino. In cambio chiede spazio sul piano, un po' di rumore e una pulizia più attenta.
La regola che diamo al banco è pratica. Una o due tazze al giorno, una moka piccola o un filtro: il manuale basta. Espresso quotidiano, più persone in casa o una macchina che vuole una polvere fine e sempre uguale: meglio l'elettrico.
Regolazione, statica e il caffè che resta dentro
Alcuni macinacaffè regolano a scatti: senti un clic e la macina si sposta di un passo fisso. Altri sono continui, senza tacche, e la ghiera scorre libera. Gli scatti sono comodi da ripetere; il sistema continuo permette correzioni minime.
I metodi non chiedono la stessa precisione. Per la moka e per la French press una finestra piuttosto ampia funziona bene e un passo grosso non fa danni. L'espresso vive in un intervallo stretto: una tacca in più o in meno cambia il tempo di erogazione e l'aspetto della crema. Un macinacaffè pensato per l'espresso deve quindi muoversi a passi molto piccoli nella zona fine, altrimenti si salta il punto giusto senza centrarlo mai.
Due fastidi quotidiani meritano di essere conosciuti prima dell'acquisto. Il primo è la statica: il caffè appena macinato si carica e si attacca alle pareti del contenitore, oppure salta fuori quando lo apri. Un accorgimento diffuso è mescolare i chicchi con il manico di un cucchiaino bagnato prima di macinarli; sui manuali il fenomeno è di solito più contenuto.
Il secondo è la ritenzione: una parte del macinato resta tra le macine e nel condotto di uscita e finisce nella tazza successiva, ormai spento. I percorsi corti e diritti ne trattengono meno. Con i nostri caffè in grani il consiglio è macinare solo la dose che serve.
Cura, pulizia e la lista per l'acquisto
Gli oli del caffè si depositano sulle macine e con il tempo irrancidiscono. Un macinacaffè trascurato si sente in tazza prima che si veda: un retrogusto piatto, un po' stantio, che nessuna miscela nuova corregge.
La pulizia ordinaria è semplice. Una spazzola asciutta per le macine e per il condotto, un panno per il contenitore, niente acqua sulle parti metalliche che poi non si asciugano bene.
Esistono anche granuli detergenti da macinare come fossero chicchi: utili ogni tanto, ma non sostituiscono la spazzola. Tra i nostri accessori trovi spazzole e contenitori adatti.
Quando confronti due modelli, guarda queste cose. Che ci siano macine e non lame. Il materiale delle macine, acciaio o ceramica, entrambi validi se lavorati bene. Che la regolazione copra i metodi che usi, con passi piccoli nella zona fine se pensi all'espresso. Quanto caffè resta dentro dopo l'uso. Quanto è facile aprire la camera e togliere la macina superiore per pulirla, possibilmente senza attrezzi. E quanto rumore fa: un elettrico che sveglia la casa all'alba diventa presto un soprammobile.
Se non sai da dove cominciare, raccontaci come prepari il caffè e per quante persone. Contattaci: il team Maracatú ti risponde volentieri con un'indicazione su misura.
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